Già nel 1924 a Faenza era attivo un servizio di bus navetta elettrico dalla Piazza fino alla stazione dei treni per il trasporto dei viaggiatori
Grazie alla preziosa, e assai interessante, rubrica “Accadde oggi” che quotidianamente Luigi Solaroli condivide su Facebook, ho scoperto che a febbraio del 1924 a Faenza fu attivato un servizio di trasporto pubblico da e per la stazione dei treni operato con una vettura elettrica. Questa storia mi ha assai incuriosito e quindi ho voluto indagare un po’ di più.
La nascita delle BEV
Le auto elettriche a batteria (BEV – Battery Electric Vehicle) furono tra i primi tipi di automobili ad essere inventate, sperimentate e poi commercializzate. Tra il 1832 e il 1839 l’imprenditore scozzese Robert Anderson inventò la prima carrozza elettrica. Da quel momento in molti si cimentarono per perfezionare, anche esteticamente, l’invenzione, ma verso la fine del XIX secolo, fu grazie al miglioramento delle batterie che si assistette ad un fiorire di veicoli elettrici.

Questi veicoli per un certo tempo vendettero più dei loro antagonisti a benzina, ma nel corso dei primi trent’anni del 1900 complici i limiti tecnologici, il costo delle batterie, l’impossibilità di poter controllare la carica e la trazione e contestualmente una sempre maggiore facilità di utilizzo e guida dei veicoli a scoppio, le elettromobili persero di interesse, il resto della storia lo conosciamo.
Elettromobili autobus
Non passò molto tempo che la tecnologia a trazione elettrica venisse impiegata per il trasporto pubblico. Diverse città si dotarono quindi di servizi per il trasporto passeggeri operato con elettromobili autobus. I veicoli erano a due assi, lunghi poco più di sei metri, con le batterie installate all’interno di cassoni collocati sotto la parte centrale della cassa. Gli accumulatori dell’epoca – lontani per tecnologia e materiali rispetto a quelli odierni – avevano una continua necessità di rabbocchi all’elettrolito, a base di acido solforico, che originava vapori corrosivi in grado di danneggiare la carrozzeria. Nelle grandi città venivano utilizzate sulle linee dove non operavano i tram, ma avevano una velocità estremamente ridotta – di poco superiore al passo d’uomo – e scontavano una ridotta potenza dei motori elettrici, caratteristica che costringeva spesso i passeggeri a scendere dai mezzi quando questi affrontavano a pieno carico le salite più impegnative.
Proprio queste limitazioni segnarono la fine di questo primo esperimento di spostamenti con veicoli elettrici, esiste infatti un documento del 1933 firmato da Mussolini nel quale si lamentava con il Governatore di Roma circa le scarse prestazioni delle autoelettriche, che in occasione dell’inaugurazione del Foro Mussolini lasciarono a terra diversi passeggeri – tra i quali alcuni stranieri – non essendo in grado di superare una strada in salita a pieno carico. Il Governatore di Roma decise lo spostamento delle autoelettriche su linee meno impegnative, e la radiazione non appena ammortizzati costi d’acquisto. Usciti di scena gli autobus elettrici, il compito di muovere i cittadini fu così assunto dagli autobus a benzina.
La “Rognini & Balbo”
Il 6 gennaio 1922 la Rognini & Balbo, azienda originariamente bergamasca e poi trasferitasi a Milano, già affermata nel mercato della trazione elettrica ad accumulatori, iniziò l’esercizio di una linea a Milano, ma nel capoluogo lombardo l’esperimento, per via dei limiti di esercizio, ebbe scarso successo.
Il servizio fu però particolarmente diffuso a Roma dove la STU, Società Trasporti Ugolini, che nel 1924 aveva rilevato gli autoservizi comunali mise in servizio alcune decine di elettromobili montate su chassis Rognini & Balbo. Anche altre città videro le elettromobili bergamascche: Vicenza, il Lido di Venezia, Trento, Trieste, Bergamo, Forlì, Faenza, Cesena, Cattolica, Riccione, Pesaro, Fano, Reggio Emilia, Lucca, Bari e all’estero Lione e Atene.
Il servizio a Faenza
Nelle sedute del Consiglio comunale del 19 e del 25 gennaio 1924 vengono iscritti per la trattazione due oggetti relativi a provvedimenti inerenti il trasporto dei viaggiatori e bagagli dalla piazza alla stazione e viceversa (purtroppo non è possibile consultare i verbali delle due adunanze in quanto andati perduti durante il secondo conflitto mondiale, ma continuerò la ricerca nell’Archivio di Stato).
Alcune informazioni è però possibile desumerle dai giornali dell’epoca e in particolare da “Il Lamone” e “Il nuovo Piccolo”. Nell’edizione del 10 febbraio, l’organo di stampa cittadino del Partito Repubblicano cita:
Il nuovo tramway
Da circa otto giorni funziona il nuovo servizio di tram dalla Piazza alla Stazione con una magnifica elettromobile, capace di oltre 30 persone.
Se il periodo di esperimento darà i risultati che noi auguriamo soddisfacenti, potremmo dire che tale pubblico servizio è finalmente assicurato col decoro e le comodità che si addicono ad una città civile.
Il Lamone – 10 febbraio 1924 – Biblioteca Digitale Faentina
Il giornale cattolico, in un trafiletto sempre del 10 febbraio, ci fornisce un’ulteriore informazione: il servizio veniva svolto anche in orario notturno. Il trasporto infatti serviva come collegamento tra la stazione e la piazza ed era attivato in prossimità dell’arrivo dei treni:
La nuova elettromobile per la stazione
E’ stata inaugurata sabato scorso con la curiosità ammiratrice del pubblico. Fa servizio anche ai treni de la notte.
Il nuovo Piccolo – 10 febbraio 1924 – Biblioteca Digitale Faentina
Guardando gli orari dei collegamenti ferroviari possiamo dedurre come il servizio di trasporto bagagli e passeggeri iniziasse la sua attività circa alle 4 del mattino per concludersi oltre la mezzanotte con l’ultimo arrivo del treno da Bologna in direzione Rimini.
Infine, grazie alla locandina pubblicitaria della ditta Rognini & Balbo, sappiamo che l’elettromobile in servizio nella nostra città fosse prodotta proprio dalla rinomata ditta bergamasca.
Il servizio continuò fino a circa metà degli anni trenta quando anche la prima esperienza elettrica faentina fu sostituita dalla trazione a benzina, dovremo aspettare ottant’anni per vedere tornare nella nostra Faenza un servizio di trasporto pubblico operato con veicoli elettrici: il Gree-Go Bus, ma questa è un’altra storia.












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