CULTURA, TURISMO, TRADIZIONI

Il futuro di una comunità

VISIONE

È importante continuare a sostenere la cultura e investire su di essa, come motore di sviluppo per il territorio, motivo di attrazione e importante fattore per far crescere una buona comunità. Con orgoglio ci siamo sempre definiti l’Atene della Romagna, un territorio che della cultura e delle sue avanguardie ha sempre fatto un vanto. Vogliamo continuare ad investire nei percorsi culturali che, avendo come perno la ceramica, siano capaci di guardare a tutte le diverse espressioni artistiche.

Il turismo riveste sempre più un ruolo importante nella crescita economica dei territori e la Regione Emilia-Romagna, con la nuova legge sulle destinazioni turistiche ha centrato appieno il tema. È imprescindibile quindi sviluppare il settore turistico in una lunga rete con la nostra regione e con il brand, universalmente riconosciuto, dell’Emilia-Romagna.

Le tradizioni e la cultura popolare sono parte della nostra storia, del nostro bagaglio personale e un elemento imprescindibile del nostro essere. Sono ciò che ci qualifica come popoli con storie diverse, un importante elemento di appartenenza e non vanno rinnegate, ma sostenute e fatte vivere. Sostenere le tradizioni non vuol dire però essere intolleranti al diverso, ma una via per creare senso di comunità.

AZIONI

  • Crescita del Museo Internazionale delle Ceramiche, cercando anche nuovi soci pubblici per la Fondazione MIC, in particolar modo il Ministero dei Beni Culturali.
  • La Biblioteca Comunale necessita di nuovi spazi e quindi occorre intervenire nel chiostro per permettere un suo allargamento, la realizzazione di una nuova sala Ragazzi e utilizzare i locali da questa liberati per realizzare un’aula studio che sia fruibile la sera e nei weekend.
  • Recuperare la Chiesa dei Servi, realizzando un mercato coperto e un servizio di ristorazione funzionale anche all’attività della Biblioteca.
  • Il Museo del Risorgimento e dell’Età Contemporanea in questi anni è cresciuto, ma ha ancora molto potenziale da esprimere: serve destinare maggiori fondi per curare al meglio il percorso espositivo e l’immagine del Museo.
  • Organizzare, in modo che diventino fruibili, i materiali storici del Teatro Masini in un Museo del Teatro: oggetti di scena, scenografie, costumi e strumenti.
  • Il complesso dell’ex convento dei Gesuiti, con Palazzo degli Studi, dovrà diventare un nuovo polo museale. Un Museo Civico della città che permetta l’allargamento della Pinacoteca, compresa la sezione moderna, il museo del Liceo Torricelli, con gli strumenti scientifici d’epoca, gli antichi materiali didattici, i materiali del gabinetto di scienze e la collezione di animali. Nei locali della Chiesa di Santa Maria Nuova allestire l’esposizione del Museo Archeologico.
  • L’Unione della Romagna faentina ha la fortuna di contare su oltre trenta musei. Sarebbe quindi opportuno, per la gestione e la messa in rete degli stessi, la creazione di un Istituto dei Beni Culturali di Faenza. Per la gestione e organizzazione di tutte queste realtà occorrerà dotarsi di uno strumento efficiente e efficace, come per il MIC fu creata una Fondazione.
  • Sarebbe infine importante recuperare la “parte nobile” del palazzo comunale, bellissime sale neoclassiche che necessitano di importanti interventi. E’ urgente intervenire nel Salone delle Bandiere e prevedere il restauro degli affreschi di Palazzo Laderchi.
  • In sinergia con le città di Ravenna e Firenze puntare sull’anniversario dantesco del 2021, sfruttando la posizione geografica e la presenza della linea ferroviaria faentina, facendo perno sul nuovo percorso “le vie di Dante tra Romagna e Toscana”.
  • Continuare l’opera di rinnovamento dello sportello per l’accoglienza turistica e aumentare le informazioni negli ingressi principali alla città.
  • Sviluppare appieno le potenzialità di IF-Imola Faenza Tourism Company per promuovere e commercializzare il nostro territorio.
  • Organizzare ed attrarre eventi con richiamo regionale, nazionale ed internazionale, come ad esempio Argillà, Campionati Italiani di Bandiere e Musici, Palio del Niballo e manifestazioni sportive.
  • Fare leva sulla centralità di Faenza, perno tra Bologna, Rimini, Ravenna e Firenze.
  • Promuovere in maniera coordinata tutto il territorio della Romagna Faentina, che nel suo complesso è capace di erogare un’offerta turistica valida e ampia, che soddisfa molteplici esigenze. Faenza ha la forza di offrire suggestioni molto interessanti, coprendo i molti aspetti e interessi del settore turistico: da quello enogastronomico e del buon vivere, dal turismo naturale con il Parco della Vena del Gesso e i diversi itinerari a piedi o in bicicletta, la città d’arte. La vicinanza delle nostre colline tosco romagnole al mare è un ulteriore fattore di interesse.
  • Brandizzare la città di Faenza e la Romagna Faentina creando un logo riconoscibile, immagine coordinata e gadget.
  • Stimolare la nascita di un camping per migliorare l’offerta e agevolare l’afflusso di turisti in particolare durante gli eventi.
  • Vista la durata sempre più breve delle permanenze è importante puntare e investire su eventi culturali e sportivi, fiere e rievocazioni storiche.
  • Dare maggior risalto all’ampia e diversificata offerta culturale e museale della città.
  • Offrire percorsi esperienziali legati ai diversi ambiti turistici come la ceramica, il cibo e la natura.
  • Sostenere le realtà, spesso associative, che decidono di riscoprire e tornare a vivere tradizioni e momenti che appartengono alla nostra storia, in particolare legata alle usanze del mondo agricolo, come in questi anni è stato per i Lom a merz.
  • Il mondo del Palio del Niballo, le gare delle bandiere, il Palio stesso, la Nott de Bisò, devono continuare ad essere sostenuti ed aiutati dall’amministrazione a crescere, valutando poi la rinascita dell’antica Fira d’San Pir a corollario degli eventi del Niballo che potrebbe essere stimolo per attrarre ulteriori visitatori.
  • Far vivere tradizioni non romagnole, ma appartenenti alle culture di origine di alcuni cittadini faentini. Esse non mettono in crisi la nostra appartenenza, ma anzi la qualificano. Al contempo si potrebbe creare un terreno fertile per attrarre idee e persone nuove, elemento imprescindibile per crescere. Conoscere altre culture porta cultura.

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