Mobilità e trasporti: il futuro dell’Emilia-Romagna

Nella discussione sul Documento di Economia e Finanza Regionale, ho ribadito un concetto fondamentale: la mobilità non è solo infrastrutture e servizi, ma un diritto e una leva per lo sviluppo economico, sociale e ambientale della regione.

I punti salienti del mio intervento

  • Un territorio connesso è un territorio che cresce: l’Emilia-Romagna deve rafforzare il suo ruolo strategico in Italia e in Europa con una rete efficiente e accessibile.
  • Trasporto pubblico locale al centro: garantire servizi capillari ed efficienti significa migliorare la qualità della vita, ridurre le disuguaglianze territoriali e favorire una mobilità sostenibile.
  • Equità territoriale: la crescita non può concentrarsi solo lungo la Via Emilia, ma deve includere anche le aree più periferiche, evitando divari nei servizi di trasporto.
  • Sostenibilità e innovazione: investire nella mobilità pubblica e intermodale è la chiave per ridurre traffico, inquinamento e rendere il trasporto pubblico la scelta più conveniente per i cittadini.
  • Una strategia condivisa: il futuro della mobilità passa da una programmazione coordinata tra Stato, Regione e enti locali, con il coinvolgimento di cittadini e imprese.

L’Emilia-Romagna ha una grande sfida davanti: costruire un sistema di trasporti moderno, efficiente e inclusivo. Il mio impegno è fare in modo che queste priorità siano al centro delle scelte regionali.

Il video integrale

Testo dell’intervento

La mobilità e i trasporti sono elementi fondamentali per il benessere e lo sviluppo dell’Emilia-Romagna, una regione il cui nome per metà deriva da una infrastruttura viaria: la Via Emilia. Su questo asse storicamente si sono sviluppate le grandi direttrici di mobilità prima ferroviaria, poi autostradale e infine di alta velocità/alta capacità. Su questo percorso si sono sviluppati città, insediamenti e benessere diffuso, ma questa peculiarità non è da considerarsi come traguardo, ma è da interpretare come un continuo stimolo volto a potenziare sempre più il sistema dei trasporti regionale. La presenza di un asse così strutturato impone poi ragionamenti complessi e di lunga portata per sviluppare reti e servizi, anche e soprattutto, nei due capoluoghi esterni all’asse della via Emilia e per le aree montane, collinari e interne. Ciò ci impone quindi di ragionare su investimenti strategici per garantire una mobilità equa e accessibile in tutto il territorio, evitando la creazione di aree periferiche penalizzate. Il Documento di Economia e Finanza regionale ha ben chiaro questo orizzonte e bene si legge la determinazione in tal senso.

Il  DEFR evidenzia e centra l’importanza di sviluppare e potenziare i servizi di trasporto lungo l’asse Rimini-Piacenza, valorizzando al contempo il nodo logistico di Ravenna, il suo porto, Ferrara e la costa. La volontà di rafforzare l’intero sistema regionale emerge con chiarezza, riconoscendo l’Emilia-Romagna come un nodo infrastrutturale strategico a livello nazionale ed europeo. Questo obiettivo può essere raggiunto solo attraverso un costante dialogo con lo Stato e le amministrazioni locali, per una pianificazione condivisa e partecipata che tenga conto delle specificità territoriali. Elementi questi indispensabili per avere orizzonti e saper attrarre finanziamenti europei.

Tra le priorità individuate vi è sicuramente l’aggiornamento del Piano Regionale Integrato dei Trasporti (PRIT), strumento fondamentale di programmazione che stabilisce indirizzi e direttive per le politiche regionali sulla mobilità e fissa i principali interventi e le azioni prioritarie da perseguire nei diversi ambiti di intervento, pianificazione che si articola su tre livelli: regionale, provinciale e comunale. A ciò va aggiunta la volontà di creare un tavolo per le infrastrutture. Azioni queste fondamentali per definire le necessità del territorio e garantire la sostenibilità economica e ambientale degli interventi.

Nel settore ferroviario in regione possiamo contare su 1.400 km di rete, di cui 350 in capo a FER, e si punta al potenziamento dell’alta velocità, con il quadruplicamento della linea fino a Castel Bolognese e il miglioramento del collegamento con Ravenna e il suo porto. Altri interventi rilevanti includono l’elettrificazione delle linee Parma-Suzzara e Ferrara-Codigoro, l’eliminazione delle intersezioni tra ferrovia e strade urbane a Casalecchio e Ferrara, e il bypass per il traffico merci. Lo sviluppo della linea Rimini-Ravenna e della ferrovia Pontremolese rientra in questa strategia, insieme alla progressiva digitalizzazione del sistema ferroviario per migliorarne l’efficienza e la sicurezza. Già questi titoli evidenziano bene la necessità che i vari livelli di governo e gli enti preposti lavorino sempre più in modo sinergico in una visione e obiettivi condivisi.

Sul fronte stradale, la regione punta a una chiara strategia di investimenti condivisi con il Ministero delle Infrastrutture per la programmazione degli interventi entro il 2030. Tra le opere attese vi sono il Passante di Bologna, la Bretella Campogalliano-Sassuolo, la Cispadana, l’ampliamento della A13 e la quarta corsia tra Bologna San Lazzaro e la diramazione per Ravenna. Fondamentale è anche l’adeguamento della Statale 16, per migliorarne sicurezza e capacità. La priorità è evitare congestioni che riducono la competitività del territorio e compromettono la qualità della vita dei cittadini. Interventi questi determinanti per alleggerire la congestione, migliorare la sicurezza e costruire strumenti per lo sviluppo e un maggiore benessere.

Un ruolo centrale nello sviluppo della regione spetta al porto di Ravenna, considerato un’infrastruttura strategica per l’Emilia-Romagna, perno della Zona Logistica Semplificata e la sua connessione con i mercati europei. Con oltre 5 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati in programma e molti già in corso, sono previsti il dragaggio dei fondali, nuovi terminal container e crociere, il miglioramento dei raccordi ferroviari e stradali, e interventi per la sostenibilità ambientale, tra cui un impianto fotovoltaico e la nave rigassificatrice. Occorre anche in questa sede evidenziare la necessità che presso il porto ravennate e a Reggio Emilia, Forlì e Ferrara vengano mantenuti con le giuste competenze gli uffici doganali fondamentali per sviluppare le vocazioni economiche dei singoli territori in un contesto più ampio e capaci di generare importante gettito erariale. Un porto moderno ed efficiente è essenziale per potenziare l’export e attrarre nuovi investimenti, per dare sempre più opportunità a tutta la nostra Regione.

Il sistema aeroportuale si incardina sulla centralità e i volumi passeggeri dello scalo del capoluogo per il quale si intende consolidare l’attrattività turistica ed economica, migliorandone i servizi e gli spazi destinati ai passeggeri. Il sistema però non è solo l’aeroporto di Bologna, ma anche con gli scali di Rimini, Forlì e Parma, per i quali si vuole sviluppare le potenzialità per i quali occorre migliorare il posizionamento commerciale e le rotte rendendo maggiormente efficaci i collegamenti tra gli assi di trasporto, le città e gli scali.

In questo contesto, lo sviluppo di una mobilità intermodale diventa prioritario, integrando ferrovia, trasporto su gomma, mobilità ciclabile e collettiva. Il diritto alla mobilità va garantito non solo con infrastrutture adeguate, ma anche con servizi efficienti che incentivino scelte di trasporto sostenibili, senza imporle ma rendendole la scelta più conveniente e vantaggiosa per i cittadini.

Per raggiungere questi obiettivi, la regione ha attivato nel recente passato e intende sviluppare servizi incentivanti di trasporto pubblico con iniziative come “Mi Muovo anche in città”, che offre ai pendolari ferroviari l’accesso gratuito ai mezzi urbani nelle città di partenza e destinazione, e il progetto “Salta Su”, che garantisce l’abbonamento gratuito agli studenti delle scuole primarie e medie inferiori e per le medie superiori con ISEE fino a 30.000 euro. Su questo si vuole altresì ragionare su ulteriori agevolazioni per aumentare la sostenibilità economica e sociale di queste misure. Investire nel trasporto pubblico è una scelta strategica per migliorare la qualità della vita e ridurre l’impatto ambientale.

Il trasporto pubblico locale rappresenta una leva fondamentale per garantire la sostenibilità e l’equità economica e sociale della regione, non solo come servizio, ma come una strategia di investimento per il futuro. Potenziare il TPL significa ridurre il traffico privato, migliorare la qualità dell’aria e garantire una maggiore equità nell’accesso ai servizi di mobilità. Questa visione è al centro del mandato di legislatura, con l’obiettivo di creare un sistema più efficiente, accessibile e interconnesso, capace di rispondere alle esigenze di cittadini e imprese. Un sistema integrato e intermodale di trasporto pubblico e un investimento sui collegamenti e sugli orari anche negli orari non scolastici può essere quello strumento per evitare che alcuni territori, in particolare le aree interne e montane, diventino periferie impoverite, per permettere alle persone di essere veramente libere di scegliere di investire il loro futuro in quei luoghi, evitandone lo spopolamento e stimolandone l’insediamento di attività.

Entro il 2026, le agenzie per la mobilità (esclusa Bologna) dovranno gestire nuove gare per l’affidamento del trasporto pubblico locale, un affidamento che comporterà per forza di cose un riassetto delle strutture delle aziende di trasporto pubblico necessaria ad adeguarsi alle esigenze dei nuovi contratti che dovranno includere integrazioni e agevolazioni consolidate nel tempo. Destinare risorse al trasporto pubblico non rappresenta un costo, ma un investimento strategico per la crescita economica e il benessere dell’intera regione.

Il trasporto pubblico locale rimane un asse portante delle politiche di sostenibilità, soprattutto per le aree collinari e montane. Non si può però tacere che il Fondo Nazionale Trasporti è da anni insufficiente a coprire i costi del servizio e a garantirne l’espansione, rendendo necessaria un’azione congiunta tra le regioni per sensibilizzare il governo in questa direzione.

Viviamo in un territorio composto da tanti tantissimi centri medio piccoli nei quali la mobilità ciclabile può essere una vera alternativa all’automobile, non come una bandiera, ma come qualcosa di concreto, non obbligando, ma accompagnando i cittadini verso una scelta diversa per gli spostamenti brevi. Per avere così spostamenti oltre che più sani ed ecologici anche più immediati e veloci e questo lo si può fare sostenendo la realizzazione di piste ciclabili sicure, ben identificate. Un sistema efficace insomma. Nel DEFR questi obiettivi sono ben chiari così come politiche attive come ad esempio il progetto “Bike to Work”.

L’Emilia-Romagna ha davanti a sé una grande sfida: continuare e costruire un sistema di mobilità efficiente, sostenibile e inclusivo, capace di garantire sviluppo economico, coesione sociale e rispetto per l’ambiente. L’impegno congiunto delle istituzioni e dei cittadini sarà determinante per rendere il territorio sempre più attrattivo, vivibile e competitivo a livello europeo. Una regione che funziona meglio dal punto di vista della mobilità è una regione che cresce, attira investimenti e migliora la qualità della vita per tutti. Solo con una visione strategica e un impegno costante si potrà garantire un futuro solido e dinamico per l’intero territorio. E questi elementi sono ben chiari nel Documento di Economia e Finanza e spetta a noi la concretezza di queste azioni.

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