Ravenna: no al depotenziamento della Dogana

Ho portato in Regione una Risoluzione contro il declassamento della dogana a Ravenna e in altre città della regione: un ostacolo allo sviluppo della ZLS e del sistema logistico regionale

La riorganizzazione delle Dogane che ha portato al declassamento di Ravenna da prima a terza fascia, insieme alla perdita di autonomia degli uffici di Ferrara, Forlì e Reggio Emilia, rischia di indebolire un presidio essenziale per l’economia dell’Emilia-Romagna. Una scelta tanto più contraddittoria se confrontata con l’avvio operativo della Zona Logistica Semplificata, destinata a diventare un volano di crescita, semplificazione e attrattività per investimenti e imprese.

“È paradossale che mentre si programmano e si finanziano interventi da miliardi di euro per modernizzare il porto e sviluppare la ZLS, si scelga parallelamente di depotenziare le funzioni doganali, ossia proprio quelle che dovrebbero garantire la piena valorizzazione di questo sviluppo”.

Il testo dell’intervento in Assemblea Legislativa

Presento oggi questa risoluzione depositata da diverso tempo, appena venuti a conoscenza della volontà di riorganizzare, declassandolo, il sistema delle dogane nella nostra regione e in particolare sul porto di Ravenna. Tema che a distanza di mesi non ha perso la sua attualità, anzi è diventata più che mai centrale con l’inizio della fase operativa della Zona Logistica Semplificata dell’Emilia-Romagna.

Nel luglio 2023, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha avviato un percorso di riorganizzazione del proprio modello territoriale, ridefinendo numero, dimensione, competenze e articolazione interna delle Direzioni Territoriali e dei relativi Uffici. Questo processo si è concretizzato con la presentazione ufficiale del nuovo assetto.

Per quanto riguarda la Regione Emilia-Romagna, tale riorganizzazione ha prodotto un quadro fortemente squilibrato: un solo ufficio doganale di primo livello con sede a Bologna, cinque uffici classificati tra la terza e la quinta fascia, e tre sedi — Reggio Emilia, Forlì e Ferrara — che hanno perso l’autonomia, venendo accorpate ad altri uffici. Anche Piacenza è stata retrocessa alla quarta fascia, ridimensionando ulteriormente la sua capacità operativa. Si tratta di un ridisegno complessivo che rischia di indebolire l’intero presidio doganale regionale, penalizzando non solo Ravenna, ma tutti i territori coinvolti.

Tra le sedi colpite in modo più critico figura l’Ufficio delle Dogane di Ravenna, declassato dalla prima alla terza fascia. Questo declassamento è stato giustificato come il risultato di una mera rielaborazione algoritmica, basata su parametri numerici e criteri standardizzati. Tuttavia, è proprio l’adozione di tale approccio matematico a suscitare forti perplessità. Una valutazione algoritmica non può sostituirsi a un’analisi qualitativa e strategica, capace di cogliere la complessità, il dinamismo e la prospettiva di sviluppo di un territorio.

Il porto di Ravenna non è soltanto un’infrastruttura locale: è il porto dell’intera Emilia-Romagna, asse centrale per i collegamenti tra l’Italia e il Mediterraneo orientale, il Nord Africa, la Penisola Arabica e l’Estremo Oriente. La sua importanza è stata riconosciuta a livello nazionale, tanto da essere incluso tra le Zone Logistiche Semplificate, strumenti chiave per il rilancio e la semplificazione delle attività produttive.

Ravenna rappresenta una piattaforma logistica strategica, già oggi oggetto di una trasformazione profonda. Nei prossimi anni sono previsti oltre 5 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati per rendere il porto più moderno, competitivo e sostenibile. Tra gli interventi in corso e programmati: il dragaggio dei fondali, la realizzazione del nuovo terminal container, l’ampliamento dei raccordi ferroviari e stradali, la costruzione di nuove banchine e il nuovo terminal crociere. A questi si aggiungono progetti in ambito ambientale, come l’impianto fotovoltaico per alimentare le navi attraccate e ridurre le emissioni, e l’avvio del terminal di rigassificazione.

A questi interventi si è aggiunto, nelle scorse settimane, un ulteriore passo avanti con l’approvazione della variante urbanistica per il potenziamento dello scalo merci in Sinistra Candiano. Il progetto prevede la realizzazione di dodici nuovi binari elettrificati e centralizzati, una nuova linea di trazione elettrica, impianti antincendio, torri faro, opere di viabilità di servizio e misure di tutela ambientale. Si tratta di un investimento che punta a rafforzare sicurezza, efficienza, capacità di smistamento delle merci, sostenibilità e attrattività logistica del porto. È quindi paradossale che, mentre si programmano e si finanziano interventi di tale portata, si scelga parallelamente di depotenziare le funzioni doganali, ossia proprio quelle che dovrebbero garantire la piena valorizzazione di questo sviluppo.

Ma non è solo Ravenna a essere penalizzata. Come dicevo Reggio Emilia, Ferrara e Forlì hanno perso la loro autonomia e sono diventate semplici sezioni di altri uffici; Piacenza è stata declassata alla quarta fascia. Si tratta di territori che ospitano interporti, aree industriali e piattaforme logistiche strategiche per l’export regionale e nazionale. Qui le imprese si aspettavano un rafforzamento dei servizi doganali, soprattutto alla luce del riconoscimento delle Zone Logistiche Semplificate, e non certo un loro ridimensionamento. Questo depotenziamento rischia di tradursi in rallentamenti nelle procedure, maggiori costi per le aziende e perdita di competitività per l’intero sistema produttivo.

La presenza di uffici doganali efficienti, dotati di risorse umane e strumenti adeguati, è essenziale per accompagnare questa fase espansiva. Il tema non è solo quello della fascia retributiva di un dirigente, ma la capacità del sistema doganale di stare al passo con le esigenze di una rete logistica regionale in piena evoluzione. Il declassamento e l’accorpamento rischiano di determinare un indebolimento strutturale, destinato a ripercuotersi sull’intera catena logistica e, più in generale, sulla competitività della Regione.

Ravenna e l’intera Emilia-Romagna non hanno bisogno di un ridimensionamento simbolico o funzionale. Hanno bisogno di strumenti all’altezza delle sfide che hanno davanti. Una regione che contribuisce in modo determinante al PIL nazionale, alle esportazioni e all’innovazione logistica non può essere penalizzata da criteri che ignorano le trasformazioni in atto. In questo senso, la previsione di una possibile revisione tra tre anni appare inadeguata: tre anni, in un contesto di cambiamento rapido come quello attuale, sono un orizzonte troppo lungo.

Anche il riferimento alla “non pericolosità” del declassamento, in quanto non modifica formalmente la struttura degli uffici né determina tagli immediati, rischia di essere fuorviante. Il vero rischio è che questa riclassificazione comprometta la capacità futura di attrarre investimenti, ottenere risorse, rafforzare i servizi e rendere più fluide le operazioni logistiche in tutta la Regione.

Il sistema portuale e logistico dell’Emilia-Romagna non è un elemento accessorio della strategia regionale: ne è uno dei pilastri. E non si può immaginare che la pubblica amministrazione resti slegata da questa visione. Per questo è fondamentale che la Regione, le istituzioni e i diversi livelli di governo agiscano rapidamente e con determinazione per rivedere un provvedimento che appare incoerente con le scelte di sviluppo già avviate.

Serve un cambio di passo: è necessario ristabilire la classificazione di prima fascia per l’Ufficio delle Dogane di Ravenna e garantire maggiore dignità e funzionalità agli altri presidi doganali regionali, non per difendere un simbolo, ma per garantire al porto, agli interporti, alle piattaforme logistiche e a tutto il territorio strumenti adeguati per competere, crescere e contribuire allo sviluppo del Paese.

Il testo della Risoluzione

Premesso che:

  • nel luglio 2023 è stato avviato da parte dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli l’iter di ridefinizione del proprio modello territoriale, tramite la revisione di numero, dimensione, competenza e articolazione interna delle Direzioni Territoriali e dei relativi Uffici.
  • Il 24 gennaio scorso il nuovo assetto è stato formalizzato con la presentazione alle organizzazioni sindacali del Verbale di confronto sulla riorganizzazione territoriale.
  • Da tale verbale emerge, per la nostra Regione, un unico ufficio doganale di primo livello, con sede a Bologna, mentre cinque sedi provinciali si trovano ad un livello fra il terzo ed il quinto, con declassamento di Piacenza in penultima fascia e tre sedi – Reggio Emilia, Forlì e Ferrara – perdono la propria autonomia divenendo sezioni di altri uffici.
  • Il declassamento delle sedi di Reggio Emilia, Forlì e Ferrara ha suscitato preoccupazioni crescenti da parte delle organizzazioni sindacali e delle rappresentanze industriali, poiché tale accorpamento rischia di tradursi in rallentamenti significativi delle operazioni di business, a discapito delle tante aziende del territorio.

Rilevato che:

  • se da un lato questa rivisitazione rischia di avere un impatto negativo sui singoli territori, che hanno vocazioni economiche fra loro diverse attualmente tutelate dal decentramento su base provinciale, ancora più incomprensibile è il declassamento da prima a terza fascia – unico fra i Porti concorrenti del Nord Adriatico – del Porto di Ravenna, sesto in Italia per movimentazione merci ed in grado di generare un gettito erariale di due miliardi di euro all’anno tra dazi e IVA.

Reso noto che:

  • le organizzazioni sindacali che hanno partecipato al confronto hanno sottolineato la loro contrarietà ad una dequalificazione assunta, rispetto alla metodologia generale, prima di attivare i criteri e gli indicatori di graduazione; scelta che nei fatti ha condizionato l’intero processo di individuazione di una ordinata e leggibile graduatoria delle sedi dirigenziali.
  • Le stesse contestano, inoltre, la mancanza di una parte di parametri e la non corretta pesatura di quelli utilizzati per le sedi portuali, rilevando anche la non corrispondenza fra il risultato ottenuto e la graduatoria nazionale prodotta ufficialmente dalle Autorità di Sistema Portuale.

Sottolineato che:

  • il declassamento dell’Ufficio delle Dogane di Ravenna definisce la totale assenza di una visione strategica che rischia di compromettere un Hub fondamentale anche per l’economia nazionale, snodo primario nel traffico di merci e passeggeri.
  • Tale scelta, per altro, contraddice sistematicamente il recente riconoscimento Ministeriale del Porto di Ravenna quale cardine della Zona Logistica Semplificata, che costituirà nell’immediato futuro uno dei progetti trainanti dell’economia regionale e nazionale.

Evidenziato che:

  • la Regione Emilia-Romagna, come ha avuto modo di dichiarare il Presidente de Pascale nell’unirsi alle tante voci di protesta e alle preoccupazioni degli operatori del settore, non intende consentire che una riorganizzazione amministrativa basata su un’analisi parziale e distorta delle realtà territoriali su cui andrà ad incidere possa pregiudicare lo sviluppo futuro del Porto di Ravenna e della tanta parte di economia regionale e nazionale che intorno ad esso gravita.
  • A tal fine, in data 28 gennaio 2025, il Presidente de Pascale ha inviato formale nota all’Agenzia delle dogane e dei monopoli evidenziando come il declassamento del Porto di Ravenna avrebbe gravissime ripercussioni sull’economia regionale e nazionale e richiedendo un immediato confronto.

Impegna la Giunta

a proseguire con celerità nel percorso immediatamente avviato, coinvolgendo anche il Governo nazionale, affinché venga immediatamente rivisto un provvedimento privo di logicità ed oggettività, che rischia di ostacolare le vocazioni economiche dei singoli territori – inficiando sull’operatività del servizio col conseguente rallentamento delle operazioni di business delle aziende dei territori che hanno subito accorpamenti o declassamenti – e contraddittorio rispetto alle stesse politiche nazionali che hanno appena riconosciuto la strategicità del Porto di Ravenna per il “Sistema Paese”.

Approvata a maggioranza dei presenti nella seduta antimeridiana del 16 settembre 2025

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