Industrie Culturali e Creative: a Ravenna una tavola rotonda con CNA

Generare visioni: cultura, creatività e università per l’economia del territorio. Le imprese culturali e creative: motore di identità, innovazione e sviluppo territoriale

Grazie a CNA Ravenna per avermi invitato alla tavola rotonda “Generare Visioni. Cultura, Creatività e Università per l’economia del territorio. Il ruolo delle imprese culturali e creative”, tenutasi il 23 ottobre 2025.

Un incontro ricco di spunti e prospettive, moderato dalla giornalista Elena Nencini, che ha stimolato me, Elena Vai, Direttrice scientifica del Centro di Ricerca sulle Industrie Culturali e Creative – Università di Bologna; Fabio Sbaraglia, Assessore alle Politiche Culturali, Università, Mosaico e Sviluppo Economico del Comune di Ravenna; Marianna Panebarco, Vicepresidente CNA Ravenna e Vicepresidente CNA Nazionale, per discutere del futuro delle industrie culturali e creative.

Cultura e creatività come energia per lo sviluppo

Le imprese culturali e creative sono realtà che producono valore economico a partire dalla cultura, dall’arte e dall’identità dei territori.
Che si tratti di teatri, festival, produzioni audiovisive, studi di design, laboratori artigianali o start-up digitali, il filo conduttore è la capacità di trasformare idee in valore, emozioni in occupazione, creatività in sviluppo locale.

Sono imprese che innovano, generano senso di appartenenza e rendono le città più attrattive e competitive. In una parola, trasformano la cultura in energia per lo sviluppo.

L’impegno della Regione Emilia-Romagna

In Emilia-Romagna, la cultura e la creatività sono considerate assi portanti delle politiche di sviluppo territoriale. La Regione ha costruito negli anni un sistema coerente di norme e strumenti: dalla L.R. 21/2023 per la promozione culturale, alla L.R. 13/1999 per lo spettacolo dal vivo, fino alla L.R. 7/2020 e alla L.R. 18/2000 per la tutela e valorizzazione del patrimonio culturale.

Accanto a queste leggi, operano realtà fondamentali come Clust-ER CREATE, che mette in rete imprese, università e centri di ricerca, e ART-ER, l’agenzia regionale che sostiene l’innovazione, l’internazionalizzazione e la crescita sostenibile.
L’Osservatorio Cultura e Creatività svolge invece un ruolo strategico nel raccogliere dati e analizzare le dinamiche del settore, offrendo basi solide per politiche pubbliche sempre più efficaci.

Innovazione e start-up: un pilastro necessario

Negli ultimi anni la Regione ha rafforzato il proprio impegno anche sul fronte dell’innovazione e delle start-up culturali e creative, riconoscendole come una leva chiave per la competitività.

Tra le azioni più rilevanti:

  • i bandi FESR 2021–2027 per il sostegno a progetti innovativi delle imprese culturali e creative, con contributi fino a 150.000 euro per nuove idee, servizi e prodotti ad alto contenuto creativo;
  • il bando regionale per start-up innovative da 5 milioni di euro, di cui 2 riservati proprio alle industrie culturali e creative, a sostegno della nascita e crescita di nuove imprese del settore.

Questi strumenti dimostrano che la Regione considera l’innovazione culturale una priorità, puntando su nuove tecnologie, contaminazioni digitali e modelli di impresa sostenibili.

Collaborare per crescere

Uno dei messaggi più forti emersi dalla tavola rotonda è stato il valore della collaborazione. Solo unendo le forze di istituzioni, università, enti di ricerca, imprese e associazioni di categoria si può costruire un ecosistema capace di generare vera innovazione. Le università producono conoscenza, le imprese la trasformano in servizi e prodotti, le istituzioni garantiscono le condizioni per farle prosperare. È in questa connessione virtuosa che nasce la vera forza delle industrie culturali e creative.

Piccole imprese, grandi sfide

Molte imprese del settore sono micro o piccole realtà: flessibili, innovative, ma spesso fragili. Per farle crescere serve una strategia territoriale di sistema, che integri formazione, credito, innovazione, promozione e politiche di lungo periodo.
Sostenere queste imprese significa coltivare un ecosistema culturale, non solo finanziare singoli progetti.

Guardando avanti

Il ruolo delle industrie culturali e creative è già oggi cruciale, e nei prossimi anni lo sarà ancora di più. Sono un ponte tra innovazione e identità, tra economia e bellezza. Perché possano continuare a crescere serve un territorio vivo, fatto di fermento culturale, partecipazione e visione.

Solo politiche strutturali, stabili nel tempo e accompagnate da un chiaro riferimento politico potranno garantire la maturità del settore.

La cultura non è un costo: è un investimento per il futuro delle nostre comunità.

Lascia un commento