Scuola in Emilia-Romagna: perché la Regione dice “No” ai tagli alle autonomie scolastiche

Perché la Regione Emilia-Romagna contesta il commissariamento e i tagli alle autonomie scolastiche imposti dal Governo

Negli ultimi giorni la questione del dimensionamento della rete scolastica regionale è diventata un tema centrale nel dibattito politico nazionale. Il Governo ha infatti deciso di commissariare la Regione Emilia-Romagna — insieme a Toscana, Umbria e Sardegna — per non aver approvato il piano di accorpamento delle autonomie scolastiche richiesto per l’anno scolastico 2026/2027.


Cosa sta succedendo

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha imposto un piano di dimensionamento della rete scolastica. Il cosiddetto dimensionamento prevede l’accorpamento di alcune autonomie scolastiche e la riduzione del numero delle presidenze e delle segreterie, con l’obiettivo, secondo il Governo, di “rendere più efficiente” l’organizzazione scolastica nazionale.

In Emilia-Romagna, la misura impone una diminuzione delle autonomie da 532 a 515, con un taglio di 17 istituti scolastici in termini di autonomia.

Il Governo ha motivato l’intervento anche con la necessità di rispettare gli impegni assunti a livello nazionale nell’ambito delle riforme scolastiche, tuttavia l’esecutivo non ha trovato un accordo con la Regione sulla proposta, portando alla decisione di commissariare la Regione per procedere direttamente con il piano di accorpamenti.


La posizione della Regione: numeri, diritto allo studio e servizi sul territorio

La Regione Emilia-Romagna, rappresentata dal presidente Michele de Pascale e dall’assessora alla Scuola Isabella Conti, si è detta nettamente contraria a questa imposizione, definendola ingiusta, non motivata e potenzialmente dannosa per gli studenti e le comunità locali.

Due sono i punti principali alla base dell’opposizione regionale:

  1. Efficienza già raggiunta:
    La Regione sostiene che i parametri ministeriali su cui si basano gli accorpamenti non riflettano la realtà demografica e scolastica dell’Emilia-Romagna. Secondo Viale Aldo Moro, la media attuale è di 994 studenti per autonomia, superiore alla soglia di riferimento indicata dal Governo ma comunque considerata efficiente e funzionale.
  2. Rischi per studenti e territori:
    L’assessora Conti ha sottolineato che con gli accorpamenti imposti dal commissariamento si rischierebbe di creare istituti con oltre 2.000 studenti, con gravi difficoltà organizzative e logistiche, soprattutto nelle realtà montane e nelle piccole comunità dove la scuola rappresenta un presidio sociale fondamentale.

La Regione ha inoltre evidenziato come l’analisi ministeriale sia basata su previsioni di iscrizioni errate, inferiori alla realtà effettiva rilevata dall’Ufficio scolastico regionale, con circa 10mila studenti in più rispetto alle stime governative.


Il contrasto istituzionale e politico

De Pascale e Conti hanno espresso forte rammarico per come la procedura sia stata gestita, denunciando la mancanza di confronto e dialogo istituzionale, nonostante la Regione avesse più volte chiesto di discutere i dati e gli effetti del dimensionamento prima di adottare decisioni definitive.

Il commissariamento — una decisione che riguarda quattro Regioni amministrate da forze politiche diverse rispetto alla maggioranza di Governo — è stato criticato anche dalle organizzazioni sindacali della scuola, come la Flc-Cgil, che lo ha definito uno “schiaffo alle autonomie regionali e un atto politicamente divisivo”.


Oltre il contrasto: la visione regionale sull’istruzione

Al di là della battaglia sul dimensionamento, la Regione Emilia-Romagna ha ribadito il proprio impegno a favore di una scuola pubblica inclusiva e attenta alle esigenze di studenti e famiglie. Nell’ambito delle politiche educative regionali si registrano step come:

  • Maggiore sostegno a studenti con disabilità e misure per la riduzione della dispersione scolastica;
  • Risorse per borse di studio, trasporto scolastico, scuole aperte e servizi educativi nei comuni;
  • Sperimentazioni per fare della scuola un presidio di comunità anche oltre l’orario curricolare.

L’assessora Conti ha più volte ribadito che per l’Emilia-Romagna la scuola è “un’infrastruttura democratica fondamentale” da rafforzare con investimenti e non con tagli indiscriminati.


Conclusioni

Lo scontro sul dimensionamento scolastico in Emilia-Romagna rappresenta molto più di una semplice disputa tecnica su numeri e parametri: è una questione politica e istituzionale sulla governance della scuola pubblica.
La Regione pone l’accento sulla tutela del diritto allo studio, sull’efficienza raggiunta e sulla centralità delle comunità educative locali, chiedendo al Governo un confronto che finora non c’è stato.

Questa vicenda dimostra che le scuole non sono semplici numeri, ma luoghi di formazione, partecipazione e coesione sociale — e che ogni proposta di riorganizzazione deve partire da un dialogo reale tra istituzioni e territori.