Intervento all’Assemblea degli iscritti del PD

Abbiamo
vinto di poco: non c’è molto da esultare, la nostra vittoria
brucia come una sconfitta. Nostro obiettivo è, fin da ora,
analizzare le cause che hanno determinato questo risultato e cambiare
tendenza, altrimenti in gioco è il futuro del centro-sinistra.

Certo
la situazione nazionale ha giocato la sua parte, ma se pensiamo che
questo sia il fattore determinante non siamo oggettivi e soprattutto
onesti con noi stessi. Ricordiamoci che Faenza mai è andata al
ballottaggio, nemmeno quando non si vedeva alternativa allo
strapotere del Berlusconismo: abbiamo vinto di strettissima misura
questo ballottaggio contro la sola Lega Nord.

Non
abbiamo avuto la forza di condurre, di porre al centro le nostre
idee, è mancata la leadership e non abbiamo dato anima alla nostra
proposta. Se è la pancia che fa avanzare certe idee e certe
posizioni noi però non dobbiamo rispondere difendendoci su quei
temi, rischieremmo di snaturare quello che noi siamo. Dobbiamo essere
propositivi e quindi portare avanti un disegno di città e di vita
cittadina: un progetto di ampio respiro per Faenza. Le nostre
politiche devono essere attive.

In
queste elezioni il partito ha scricchiolato, ha mostrato che i vecchi
sistemi di consenso, che i vecchi automatismi non interessano e non
funzionano più. Abbiamo fatto aumentare l’astensionismo non
presentando nello scenario politico una risposta attraente. Il
partito è stato assente e non ha svolto il ruolo di coordinamento
che ci si sarebbe aspettati.

Dire
che i Conti Tornano non è sufficiente, specie quando agli occhi dei
Faentini questo non è. E’ stato sbagliato pensare che bastasse
mettere sul piatto il risanamento dei conti comunali perché questo
non è visto come plus valore, ma viene considerato come la base di
ogni azione amministrativa. E’ difficile far percepire che i conti
tornano quando i cittadini accusano fortemente i problemi della
sicurezza, del lavoro e della sanità. Stesso discorso vale per
l’impegno e la serietà: non sono valori in più, ma punti dai quali
partire. Diciamo pure che se la Lega avesse proposto un candidato con
un pizzico di carisma in più noi oggi forse toccheremmo con mano il
nostro ritardo. Al primo turno hanno principalmente tirato i vari
candidati in consiglio, mettendosi in gioco, mettendo la faccia e la
loro parola nei confronti degli elettori. Ha funzionato quello che
per i consiglieri “conta”, nel senso di quello che avrebbero
portato con sé, come loro bagaglio. Se mettessimo assieme tutte
quelle parole avremmo già una strada sulla quale correre.

Abbiamo
sbagliato a immaginare il futuro, l’orizzonte solo riferito ai cinque
anni successivi. Era nostro compito e richiesta degli elettori un
progetto incentrato sul futuro, una visione, che per forza di cose
deve rappresentare un lasso di tempo più ampio di un quinquennio.
Non abbiamo avuto la forza di voler credere e progettare un reale
futuro. Saremmo stati più forti riuscendo a far immaginare ai
Faentini, fargli sognare e amare il nostro disegno di città. Questo
anche a fronte delle critiche mosse al primo quinquennio di eccessiva
amministrazione a scapito della politica, di non avere visione e
quindi di inseguire le problematiche e di risolverle volta per volta,
senza quindi essere effettivamente artefici.

Certo
è che per una visone più ampia, per un progetto condiviso e di più
ampio respiro rispetto allo scenario dei 5 anni, ci vogliono unità,
volontà e un PD determinato.

E’
innegabile che il giorno del ballottaggio l’area più forte della
vecchia sinistra, i DS e non solo, abbiano reso possibile e
contribuito fortemente a questa vittoria; rinnegando qualsiasi
frattura interna e avendo ben presente l’obiettivo: evitare che la
nostra amata Faenza cadesse nelle mani di persone con un’idea di
società agli antipodi. E’ evidente che questo eccessivo
spostamento al centro, per non dire a destra, non ha incontrato la
passione degli elettori. C’è di nuovo voglia di sinistra.

I
nostri concittadini sono altresì stanchi di questo modo di gestire
la cosa pubblica e della mancanza di un rapporto con
l’amministrazione. La presenza di correnti interne al partito è
giusta e utile quando è costruttiva, quando è finalizzata ad
apportare idee, ma deleteria quando solo baluardo garantista della
preservazione di posizioni. Così come la presenza di persone che più
che al bene dell’idea di centro-sinistra e del partito pensano a
sistemare se stessi e i propri alfieri per ottimizzare la loro
rappresentanza quasi militarizzando una struttura che vuole essere
democratica.

Il
voto del 31 maggio ci ha mostrato che i cittadini chiedono una giunta
di qualità che abbia un respiro in grado di rispondere ai bisogni,
di fare squadra e di lavorare con fiducia assieme al Sindaco. Il
risultato ci insegna che abbiamo vinto, anche se di poco, perché
rappresentiamo un’idea di società civile inclusiva ed aperta che
vuole investire sul futuro e non sulle paure.

Siamo
parte di un grande partito, che fa della democrazia, delle libertà,
dei diritti un punto fermo e questo noi non dobbiamo più
dimenticarlo. Questi sono capisaldi fondanti del Partito Democratico
e non possiamo più permetterci di dividerci e di discutere di questi
temi. Altrimenti mi sento di dire che qualcuno ha sbagliato casa.

Noi
consiglieri abbiamo la responsabilità di ascoltare e rappresentare
chi ci ha votato e chi ha votato il PD, facendo attenzione al
significato del voto espresso, tenendolo in ferma considerazione.

Ora
tocca a noi, a tutti noi. Dalle scelte che faremo oggi e
nell’immediato, dal modo con cui ci presenteremo ai nostri
concittadini dipenderà il futuro del centro sinistra faentino. Io
personalmente non voglio essere parte e artefice della fine del buon
governo cittadino. Se non cambieremo rotta e modi questi potrebbero
essere gli ultimi anni del nostro sogno di città.

E’
compito di tutti impegnarsi per far sì che ci si innamori nuovamente
della città, del PD e della politica. E’ un compito duro e non
facile, ma dobbiamo metterci in gioco e crederci.  Io, per quanto mi
riguarda, do tutta la mia disponibilità e il mio impegno in tal
senso; parafrasando Kennedy “non chiedere, ma ognuno – specie se
rilevante – dica cosa può fare lui per la sua comunità”.

Concludo,
facendo mie le parole dello scrittore e politico aretino Tito Barbini
sulla sconfitta del PD ad Arezzo: “…come dice Sant’Agostino «la
Speranza ha due bellissimi figli: la rabbia e il coraggio. La rabbia
per come vanno le cose e il coraggio per progettare come dovrebbero
andare». Il PD è per me questa speranza.”

Niccolò
Bosi

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