AREA COLOMBARINA

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Nel Consiglio del 21 dicembre si è parlato della cosiddetta “Area Colombarina”. In molti hanno gridato allo scandalo perché, a fronte delle dichiarazioni dell’amministrazione di non voler cementificare, hanno invece visto in questa delibera il nullaosta a costruire. Credo sia giusto fare chiarezza.

La vicenda nasce nel lontano 1996, quando nel Piano Regolatore del comune l’area in oggetto è stata identificata come area di espansione per un insediamento misto artigianale, commerciale e residenziale. In questi anni, quindi, vari imprenditori si sono interessati per acquistare l’area e procedere con gli insediamenti. Tutti però sappiamo che da allora sono cambiate molte cose, la crisi economica ha colpito duramente e in particolare il comparto edilizio: in quest’ottica l’attuale amministrazione ha deciso di non concedere più nuove aree per la costruzione di edifici. La volontà di non cementificare va letta in quest’ottica e non nell’idea che a Faenza negli anni della Giunta Malpezzi non si sarebbe più costruito nulla di nuovo; infatti se già in passato certe aree erano state destinate a un futuro edilizio, tornare indietro senza la volontà del proprietario dei terreni sarebbe molto difficile e a rischio di probabili contenziosi legali

Un esempio per capire il problema:

Mettiamo il caso che A possedesse un terreno agricolo e il PRG (in fondo all’articolo un breve spiegazione delle “sigle” della pianificazione urbana) su quel terreno avesse previsto possibilità edificatorie. A avrebbe quindi potuto vendere il terreno a B a un valore maggiore di un semplice terreno agricolo, appunto perché edificabile. B si troverebbe in mano un terreno, con una eventuale possibilità edificatoria, con un valore ovviamente differente da un semplice terreno agricolo e lo avrebbe pagato certamente in maniera differente! Se il Comune, di sua iniziativa, decidesse di ri-trasformare quei terreni in agricoli causerebbe un danno economico a B che li aveva acquistati come edificabili e invece se li ritrova, in un certo senso, declassati.

Torniamo a noi. Questo enorme terreno (57 ettari), di proprietà di una società, già dal 1996, come dicevo, è inquadrato come area edificabile. Va detto che al Comune spetta il 10% del valore dell’area da urbanizzare, come  onere di compensazione. I proprietari di questo terreno (adiacente al quale è già presente un capannone, quello della FIEGE BORRUSO), per garantire al Comune di poter riscuotere queste somme hanno acceso una fidejussione, che porta con sé oneri di certo molto elevati. Si è arrivati alla proposta e al conseguente accordo:

  • variare la scheda numero 174 del PRG in più sub comparti (questo è un vantaggio perchè in questo modo non si obbliga a urbanizzare l’intera area, ma a procedere a passi)
  • cedere al Comune un terreno di poco inferiore ai 5.000 mq
  • su questo terreno realizzare un capannone (realizzato dal privato, proprietario dell’area in oggetto) di 1000 mq (ampliabile di altrettanto) per ospitare l’archivio Comunale che oggi si trova dislocato in diversi luoghi tra cui Occhiobello di Ferrara!
  • il capannone verrà ceduto al Comune completo di tutti gli arredamenti, con area archivio con 7000 metri lineari di scaffalature, computer, scanner per formato A0 (utile per digitalizzare tutto il materiale), servizi igienici, arredamento da ufficio e per la consultazione. In pratica, chiavi in mano
  • la società si farà carico delle spese per il trasferimento dell’archivio dalle sedi attuali a quella nuova.
  • Inoltre verrà realizzata una rotatoria per facilitare l’accesso all’area da via San Silvestro

Ciò non sarà un danno per la nostra collettività, ma permetterà invece all’amministrazione e a noi tutti di avere in tempi brevi una struttura utile e di facile fruizione, invece che dover gestire enormi terreni che il Comune non avrebbe modo di utilizzare. 

Ritengo che sia un buon accordo che soddisfa esigenze sia pubbliche che private. 

Voglio sottolineare inoltre che non possiamo vedere nel futuro della nostra città immobilismo, se non in quell’area dove possiamo immaginarci il futuro sviluppo artigianale e produttivo della nostra città? 

Infine credo che sia interesse di tutti: cittadini, amministrazione, partiti, organizzazione immaginarci e disegnare una città sempre più verde.

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Le sigle della pianificazione urbana

(tratto da www.comunecervia.it)

Il Piano Strutturale Comunale innova concettualmente il vecchio PRG ed è lo strumento di pianificazione urbanistica generale che viene predisposto dal Comune sul proprio territorio, per delineare l’identità culturale, le scelte strategiche di sviluppo e per tutelarne l’integrità fisica ed ambientale.

A differenza del PRG, che aveva carattere prescrittivo, il PSC, che non determina direttamente l’edificabilità dei suoli, ha il compito di dare indirizzi per la futura gestione del territorio, prendendo in considerazione, tra le altre cose, la valorizzazione delle risorse esistenti ed il loro sviluppo economico e sociale, con grande attenzione agli aspetti della qualità urbana ed ambientale e della sostenibilità delle scelte di piano.

Le linee guida dettate dal PSC verranno concretamente realizzate, utilizzando gli altri due nuovi strumenti urbanistici: il RUE, cioè il Regolamento Urbanistico Edilizio e il POC, ovvero il Piano Operativo Comunale.

In particolare il PSC, piano dunque di indirizzi generali e di condizioni di lunga durata, valuta la consistenza, la localizzazione e la vulnerabilità delle risorse naturali ed antropiche presenti nel territorio e ne indica le soglie di criticità; definisce le trasformazioni che potranno essere attuate attraverso intervento diretto disciplinato dal POC; fissa i limiti e le condizioni di sostenibilità degli interventi e delle trasformazioni pianificabili; individua le infrastrutture e le attrezzature di maggiore rilevanza, per dimensione e funzione; classifica il territorio in urbanizzato, urbanizzabile e rurale; individua gli ambiti del territorio comunale e definisce le caratteristiche urbanistiche e funzionali degli stessi, stabilendo gli obiettivi sociali, funzionali, ambientali e morfologici e i relativi requisiti prestazionali.

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