70 anni di voto, 70 anni di voto alle donne

Nella seduta del 29 marzo abbiamo celebrato la ricorrenza dei 70 anni dal primo voto per le elezioni amministrative dopo la liberazione, elezioni alle quali per la prima volta hanno anche votato (finalmente) le donne.

Il Consiglio è
iniziato con un minuto di raccoglimento, dopo l’esecuzione dell’Inno
Europeo, per ricordare le vittime degli attentati a Bruxelles, in
Pakistan e in Iraq e per ricordare la tragica scomparsa, anche se per
un motivo totalmente differente, degli studenti Erasmus deceduti in
Spagna.

Il Consiglio inizia con un saluto ai
giovani neo eletti rappresentanti della Consulta delle Ragazze e dei
Ragazzi, l’organo consultivo giovanile della nostra città che si
pone l’importante obiettivo di avvicinare i giovani all’interesse
verso la cosa pubblica, come strumento di educazione civica. Questa
per noi consiglieri è una grande occasione di farci permeare da idee
libere, senza schemi, idee, proposte e consigli che questi giovani
consiglieri vorranno condividere con noi.

E’ stata inoltre l’occasione per
ricordare il 70 anni del primo voto alle elezioni amministrative dopo
il ventennio fascista e la terribile guerra (un mio precedente
intervento sul tema–> http://bit.ly/2564XJ4
), elezioni che per la prima volta nella storia del nostro paese ha
viste chiamate alle urne anche le donne.

La storica Claudia Bassi Angelini ha
illustrato in Consiglio il difficile percorso che le donne hanno
dovuto intraprendere per giungere ad avere il diritto di voto.

Riporto qui l’intervento fatto in aula
dalla mia collega Consigliera del PD Rosalba Rafuzzi:

“ Buonasera al Sindaco, agli
Assessori, ai colleghi del Consiglio Comunale e al pubblico presente.
Anche a nome del mio gruppo di appartenenza ringrazio il Presidente
del Consiglio e la storica Claudia Bassi Angelini per le loro
significative relazioni.

Intervengo con piacere sul primo punto
all’ordine del giorno di questa seduta consiliare perchè penso di
essere l’unico tra gli attuali consiglieri, che, facendo riferimento
agli eventi che oggi si celebrano, possa dire: Io c’ero”

Infatti anche se in quel mirabile anno
1946 ero una bimba di soli 5 anni, ricordo bene il clima di fiducia,
di speranza e di operosità in cui allora si viveva dopo l’immane
tragedia della guerra.

Così ricordo la gioa struggente con
cui nel maggio del 1945 avevo finalmente riabbracciato mio padre, che
per quasi due anni non aveva potuto tenere nessun rapporto con la sua
famiglia lontana perchè era militare in quella parte dell’esercito
italiano che l’8 settembre del 1943, quando fu reso noto l’armistizio
con gli anglo-americani, si trovava al sud e lì rimase aggregato
alle truppe alleate fino alla liberazione.

Qualcuno ha detto: “Noi, nati nella
guerra, siamo un po’ figli di un temporale, cresciuti durante la
ricostruzione con l’idea che ogni giorno fosse migliore del
precedente: le strade un po’ meno sconnesse, il cibo un po’ più
saporito, il babbo un po’ più allegro. Forse questo ci da per tutta
la vita un viatico di ottimismo”.

Dunque in quel fatidico 1946 furono
conseguiti due obiettivi straordinari dopo 20 anni di dittatura: il
diritto/dovere di cittadini liberi di esprimere con il voto il
proprio orientamento politico e le proprie scelte senza timore di
essere perseguitati e discriminati e il diritto/dovere del voto
finalmente esteso anche alle donne. La consapevolezza
dell’importanza vitale del traguardo raggiunto deve farci sentire nel
profondo la responsabilità di testimoniare e di spiegare il valore
della democrazia alle giovani generazioni che spesso purtroppo non si
rendono conto o addirittura non sanno quanto siano preziosi i
diritti/doveri garantiti dalla nostra Costituzione e conquistati a
caro prezzo e con il sacrificio di tanti che hanno perduto la vita
perchè venissero a noi assicurati. Il rischio di tornare indietro è
sempre dietro l’angolo.

L’astensionismo, l’indifferenza e il
disinteresse ai temi sociali e politici e ai problemi della civile
convivenza sono i grandi mali del nostro tempo.

Tutti gli uomini di buona volontà
devono impegnarsi con convinzione ed energia per debellarli,
soprattutto attraverso la cultura, intesa come promozione dell’uomo e
formazione del cittadino, e attraverso gesti concreti di solidarietà
e di attenzione verso l’altro.

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