Scuole Aperte: in provincia di Ravenna circa 480 mila euro per sostenere famiglie e studenti già da settembre

La Regione Emilia-Romagna avvia una sperimentazione da 3 milioni di euro per aprire le scuole nelle due settimane precedenti l’inizio delle lezioni. Per il territorio ravennate previsti finanziamenti fino a 480 mila euro

La scuola non solo come luogo di apprendimento durante l’anno scolastico, ma anche come spazio educativo e di comunità capace di rispondere ai bisogni delle famiglie. È questo l’obiettivo del progetto “Scuole Aperte”, la nuova misura sperimentale approvata dalla Giunta della Regione Emilia-Romagna.

L’iniziativa mette a disposizione 3 milioni di euro per consentire ai Comuni e alle Unioni di Comuni di organizzare attività dedicate agli alunni delle scuole primarie nelle due settimane che precedono l’inizio dell’anno scolastico, indicativamente tra il 31 agosto e il 14 settembre.

La misura nasce per offrire una risposta concreta a una difficoltà che molte famiglie affrontano ogni anno: la ripresa delle attività lavorative quando le scuole sono ancora chiuse. Allo stesso tempo punta a trasformare quei giorni in un’opportunità educativa, mettendo a disposizione dei bambini laboratori creativi, attività sportive, percorsi di educazione ambientale, iniziative culturali e momenti di socializzazione.

Le attività non saranno svolte dagli insegnanti o dal personale scolastico, ma saranno organizzate grazie alla collaborazione con associazioni sportive, realtà culturali, enti del Terzo settore ed educatori professionali, utilizzando gli spazi messi a disposizione dagli istituti scolastici.

Per la provincia di Ravenna il finanziamento massimo previsto ammonta a circa 480 mila euro, così suddivisi:

  • 200.575 euro per il territorio del Comune di Ravenna;
  • 149.800 euro per la Bassa Romagna;
  • 129.125 euro per la Romagna Faentina.

«Aprire gli spazi scolastici già nelle due settimane che precedono l’inizio dell’anno scolastico significa offrire un aiuto concreto alle famiglie e, allo stesso tempo, creare occasioni di crescita, socialità e inclusione per bambine e bambini. Un’opportunità resa possibile anche grazie alla collaborazione dei dirigenti scolastici che hanno dato disponibilità degli spazi», sottolinea il consigliere regionale Niccolò Bosi.

Secondo Bosi, si tratta di un investimento importante per il territorio che ora dovrà essere valorizzato attraverso una stretta collaborazione tra Comuni, Unioni, associazioni sportive, realtà culturali e Terzo settore, così da trasformare le risorse disponibili in progetti di qualità.

L’attenzione è rivolta in particolare alle famiglie che incontrano maggiori difficoltà nella conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e ai bambini che possono beneficiare di occasioni di crescita, inclusione e socializzazione anche prima dell’avvio delle lezioni.

Questa sperimentazione rappresenta quindi non solo un sostegno concreto alle famiglie, ma anche un modo nuovo di concepire la scuola: un presidio educativo aperto al territorio, capace di creare comunità e offrire opportunità durante tutto l’anno. Se l’esperienza darà i risultati attesi, potrà diventare un modello da consolidare e ampliare nei prossimi anni.