Una legge che mette al centro la persona, la dignità della vita e la libertà di scelta nel rispetto delle indicazioni della Corte Costituzionale
L’Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna ha approvato la legge regionale sul suicidio medicalmente assistito, un provvedimento che interviene in un ambito particolarmente delicato e che riguarda la libertà, la dignità e l’autodeterminazione delle persone nelle fasi più difficili della propria esistenza.
È importante chiarire fin da subito un punto fondamentale: la legge regionale non introduce nuovi diritti né amplia i requisiti per accedere al suicidio medicalmente assistito. Quei requisiti sono stati definiti dalla Corte Costituzionale attraverso le sentenze n. 242 del 2019 e n. 135 del 2024, che hanno individuato il perimetro entro cui l’aiuto al suicidio può essere considerato non punibile.
La Regione interviene invece sulle modalità organizzative e procedurali, cioè sul “come” dare attuazione concreta a quanto stabilito dalla Consulta, garantendo regole certe, tempi definiti e procedure uniformi su tutto il territorio regionale.
La legge riguarda esclusivamente persone affette da patologie irreversibili, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili, pienamente capaci di assumere decisioni libere e consapevoli. La volontà della persona resta il presupposto essenziale dell’intero percorso.
Proprio per la delicatezza delle decisioni coinvolte, il provvedimento prevede un sistema di valutazione rigoroso e multidisciplinare. Le Commissioni di Valutazione Multidisciplinari di Area Vasta (CoVam) riuniscono infatti professionalità diverse, tra cui medici palliativisti, anestesisti, psichiatri, medici legali, specialisti della patologia da cui è affetto il paziente, psicologi, infermieri e farmacologi. L’obiettivo è garantire che ogni richiesta venga esaminata con la massima attenzione sotto il profilo clinico, etico e assistenziale.
Un altro elemento centrale della legge è il ruolo delle cure palliative. Il percorso previsto dalla normativa assicura infatti che il paziente riceva informazioni complete sulle possibilità terapeutiche e assistenziali disponibili, comprese le cure palliative e la terapia del dolore. La scelta può inoltre essere revocata in qualsiasi momento, a conferma della centralità della volontà della persona.
Il cuore della legge è proprio questo: coniugare autodeterminazione e tutela. Da una parte viene riconosciuta la libertà della persona di compiere una scelta consapevole nelle condizioni previste dalla Corte Costituzionale; dall’altra vengono rafforzate le garanzie pubbliche, il controllo sanitario e l’accompagnamento lungo tutto il percorso decisionale e assistenziale.
Su un tema così complesso e sensibile è naturale che esistano opinioni diverse. Proprio per questo servono regole chiare, trasparenti e rigorose, capaci di tutelare sia la dignità delle persone sia il ruolo del Servizio sanitario pubblico.
L’approvazione della legge regionale rappresenta un passo importante per offrire certezze ai cittadini emiliano-romagnoli. Resta tuttavia evidente la necessità di una legge nazionale che disciplini in modo uniforme il fine vita, garantendo a tutti i cittadini italiani gli stessi diritti, le stesse procedure e le stesse tutele, indipendentemente dalla regione in cui vivono.