Una cornice unica per un sistema culturale che cambia: più attenzione alle persone e alle comunità, al patrimonio materiale e immateriale, alla creatività contemporanea, ai territori e alla memoria
Sono stato nominato relatore per la nuova legge quadro sulla cultura, un progetto importante che arriva al termine di un percorso di partecipazione. Un testo che legge la cultura come infrastruttura democratica per far crescere le nostre comunità e per abbattere differenze e disuguaglianze.
La cultura in Emilia-Romagna è un sistema ricco, diffuso e profondamente radicato nei territori. È fatto di biblioteche e musei, teatri e cinema, festival e rassegne, associazioni, imprese culturali e creative, archivi, luoghi della memoria, scuole, professionisti, volontariato e tantissime comunità che ogni giorno producono e trasmettono cultura.
È proprio a partire da questa ricchezza che nasce il progetto della nuova legge quadro regionale in materia di cultura, approvato dalla Giunta regionale nell’agosto 2026 e ora all’esame dell’Assemblea legislativa. Il progetto di legge n. 3016 raccoglie in un’unica cornice una disciplina che nel corso degli anni si è sviluppata attraverso numerose leggi settoriali. L’obiettivo è dare maggiore coerenza, organicità e leggibilità al sistema, aggiornandolo ai cambiamenti intervenuti nella società, nelle forme della produzione culturale e nei modi di partecipare e fruire la cultura.
Non si tratta però soltanto di mettere ordine nelle norme esistenti. La proposta introduce una visione più ampia della cultura, riconoscendola come diritto della persona, fattore di crescita individuale e collettiva, elemento di coesione sociale, partecipazione democratica, benessere delle comunità e sviluppo sostenibile dei territori.
Una cultura che non è un settore isolato
Uno degli elementi più importanti della nuova legge è proprio questo: la cultura non viene considerata come un comparto separato dalle altre politiche pubbliche, ma come una dimensione trasversale che può dialogare con scuola, giovani, sociale, sanità, ambiente, turismo, economia, lavoro, formazione e rigenerazione urbana.
È particolarmente significativo, in questo senso, l’inserimento del welfare culturale tra i principi generali della legge.
La proposta riconosce alle attività culturali, artistiche e creative e alle pratiche legate al patrimonio culturale un ruolo nel promuovere il benessere delle persone e delle comunità, prevenire il disagio, contrastare la povertà educativa e le discriminazioni, favorire inclusione e integrazione e rafforzare le relazioni sociali. La legge prevede inoltre un raccordo diretto tra politiche culturali e politiche sociali, sociosanitarie e sanitarie, anche attraverso un apposito tavolo interassessorile.
È una concezione della cultura che va quindi oltre l’idea della cultura come semplice offerta di eventi: la cultura diventa anche un presidio sociale, uno strumento attraverso cui costruire comunità più inclusive, prevenire fragilità e rafforzare la partecipazione.
Un patrimonio più ampio: materiale, immateriale, digitale
Un’altra innovazione importante riguarda il modo in cui viene definito il patrimonio culturale.
La legge tiene insieme patrimonio materiale, immateriale e digitale, riconoscendo che il patrimonio di una comunità non è costituito soltanto dai beni fisici, dagli edifici, dai musei o dagli archivi, ma anche da saperi, pratiche, tradizioni, espressioni e conoscenze che le comunità riconoscono come parte della propria identità.
Dentro questa prospettiva rientrano anche fotografie e archivi fotografici, documenti sonori e audiovisivi, film, fumetti, dimore storiche, parchi, giardini e cimiteri monumentali e storici.
È una scelta importante perché riconosce che il patrimonio non è qualcosa di immobile, ma qualcosa che vive nella relazione tra persone, comunità e territori. Per questo la legge rafforza anche digitalizzazione, conservazione del patrimonio digitale e accessibilità alla conoscenza.
I paesaggi culturali: il patrimonio dentro i territori
Da questa concezione più ampia deriva anche l’attenzione ai paesaggi culturali, intesi come il risultato dell’interazione nel tempo tra comunità, luoghi, ambiente e forme di vita.
La Regione prevede la loro conoscenza, documentazione e mappatura, anche attraverso strumenti digitali, collegando la valorizzazione culturale alla pianificazione territoriale e paesaggistica, all’ambiente, al turismo sostenibile e allo sviluppo locale.
È un cambio di prospettiva significativo: il patrimonio non viene considerato soltanto come qualcosa da conservare, ma anche come una risorsa da conoscere, interpretare e trasmettere, dentro la storia concreta dei territori.
La cultura come leva per rigenerare le città
La legge introduce inoltre una disciplina specifica sulla rigenerazione urbana e territoriale a base culturale.
La cultura può diventare una leva per riqualificare aree degradate o sottoutilizzate, recuperare e riutilizzare spazi, sostenere innovazione sociale e digitale, creare nuove opportunità per la creatività e l’occupazione giovanile. Anche l’arte pubblica viene riconosciuta come strumento di qualificazione urbana, identità territoriale e partecipazione civica.
In questa stessa logica si collocano i centri culturali polifunzionali: luoghi capaci di riunire biblioteca, museo, spazi per giovani, sale prova, attività formative, laboratori, coworking, atelier creativi e servizi di prossimità. Una particolare attenzione è prevista per piccoli Comuni, aree interne e montane, territori svantaggiati e periferie urbane, proprio per ridurre le disuguaglianze nell’accesso alla cultura.
Cultura significa anche lavoro, impresa e innovazione
La nuova legge riconosce esplicitamente il ruolo delle imprese culturali e creative come componente del sistema economico, occupazionale e sociale regionale.
La cultura viene così messa in relazione con innovazione, tecnologia, competenze e sviluppo economico. La Regione potrà sostenere startup innovative, rafforzamento delle filiere e delle reti, digitalizzazione, ricerca, internazionalizzazione e nuove competenze professionali.
È un passaggio importante perché significa riconoscere pienamente il valore economico e occupazionale della cultura senza ridurne il significato sociale e civile.
Si amplia il perimetro delle espressioni artistiche
Anche il perimetro delle attività culturali viene aggiornato.
Accanto allo spettacolo dal vivo, alla musica, al cinema e all’audiovisivo trovano spazio la multimedialità, le arti visive, la fotografia, il fumetto, le arti performative, la divulgazione scientifica, le scienze umane e sociali, la storia e nuove forme espressive, anche attraverso linguaggi multidisciplinari e innovativi.
La legge riconosce quindi il pluralismo dei linguaggi artistici e culturali, sostiene la creatività contemporanea, la ricerca e l’emergere di nuovi autori e favorisce l’accesso alla cultura anche per le persone in condizioni di fragilità sociale, economica o sanitaria.
Dentro questo quadro vengono inoltre rafforzate le politiche per la formazione artistica di base, dalla musica alla danza, dal teatro al cinema.
Rievocazioni e manifestazioni storiche
Un’attenzione specifica è dedicata alle manifestazioni storiche, alle rievocazioni e ai carnevali storici, riconosciuti come strumenti di trasmissione della memoria, partecipazione delle comunità, valorizzazione dei territori e promozione delle tradizioni.
La legge prevede l’Albo regionale dei carnevali storici, l’elenco regionale delle associazioni di rievocazione storica e un calendario annuale delle manifestazioni storiche e dei carnevali.
Anche in questo caso emerge una concezione della cultura legata alla partecipazione: non soltanto conservazione del passato, ma capacità delle comunità di raccontarlo, viverlo e trasmetterlo.
Dalla memoria del Novecento alla storia e memoria dell’età contemporanea
C’è poi un passaggio che merita particolare attenzione.
La legge supera l’impostazione della precedente normativa sulla “Memoria del Novecento” e introduce un Titolo specificamente dedicato alla “Storia e memoria dell’età contemporanea in Emilia-Romagna”.
L’orizzonte si amplia quindi al Risorgimento, alla nascita del Tricolore e al processo di costruzione dell’Unità d’Italia, per arrivare alla storia della Repubblica. Il Novecento non viene cancellato, naturalmente: viene inserito dentro una continuità storica che comprende l’affermazione dei diritti e delle libertà, i totalitarismi, la Resistenza, la Liberazione, la nascita della Repubblica e l’attuazione dei principi costituzionali.
È una scelta importante anche sul piano educativo: la memoria viene riconosciuta come pratica pubblica di cittadinanza, strumento di educazione democratica e elemento di coesione della comunità.
Una legge che riordina 15 leggi regionali
La riforma ha infine una forte dimensione di semplificazione normativa. Il progetto di legge riunisce e aggiorna le discipline che nel tempo sono state approvate su spettacolo, patrimonio culturale, biblioteche, musei e archivi, dialetti, cinema e audiovisivo, musica, memoria, editoria, promozione culturale, manifestazioni storiche, carnevali storici e altri ambiti.
Sono 15 le leggi regionali interessate dall’abrogazione, in alcuni casi con specifiche disposizioni che restano in vigore. Le abrogazioni sono previste dal 1° gennaio 2027, con norme transitorie per garantire continuità ai procedimenti e agli strumenti già attivi.
Il progetto conta 76 articoli articolati in cinque Titoli: disposizioni generali; patrimonio culturale, istituti e servizi; attività culturali; storia e memoria dell’età contemporanea; disposizioni attuative, finanziarie e finali.
Dalla legge alle azioni concrete
Ma una legge quadro, per essere davvero utile, non può fermarsi ai principi.
Per questo il progetto individua nella programmazione pluriennale, normalmente triennale, lo strumento attraverso il quale tradurre la cornice legislativa in priorità, obiettivi e interventi concreti. Sono previsti due programmi: uno dedicato alle attività culturali e uno dedicato a patrimonio, istituti e servizi culturali, storia e memoria dell’età contemporanea. I programmi definiranno anche modalità attuative, destinatari, risorse e criteri di verifica dei risultati.
Ed è proprio qui che, una volta approvata la legge, dovrà aprirsi un nuovo momento condiviso di confronto e partecipazione per la definizione degli strumenti di programmazione. Sarà il passaggio nel quale i principi della legge potranno tradursi in azioni concrete per i territori, per le associazioni, per gli enti locali, per le imprese culturali e per tutti gli attori che compongono il sistema culturale dell’Emilia-Romagna.
La legge, infatti, prevede che la Giunta elabori le proposte dei programmi ascoltando il Comitato scientifico per la cultura e le associazioni rappresentative delle categorie e degli enti che operano nei diversi ambiti. Gli strumenti di attuazione potranno poi comprendere accordi, convenzioni, programmi territoriali o tematici, partenariati, amministrazione condivisa e contributi.
È un passaggio fondamentale: la legge costruisce la cornice, la programmazione costruisce le politiche e i territori le trasformano in esperienze concrete.
Una nuova idea di sistema culturale
La forza di questa riforma sta quindi nel tentativo di tenere insieme dimensioni che troppo spesso vengono considerate separatamente: patrimonio e produzione culturale, memoria e contemporaneità, cultura e welfare, creatività e impresa, innovazione e tradizione, città e aree interne, grandi istituzioni e associazionismo.
L’Emilia-Romagna dispone già di un sistema culturale forte e articolato. La nuova legge quadro prova a dargli una casa comune, aggiornando gli strumenti pubblici e riconoscendo ciò che nel frattempo è cambiato.
E soprattutto propone un’idea di cultura non confinata nei luoghi tradizionalmente deputati alla cultura, ma capace di entrare nelle politiche sociali, nelle scuole, nei quartieri, nei piccoli Comuni, nei luoghi della produzione, negli spazi pubblici e nei processi di rigenerazione.
Una cultura che conserva il patrimonio, ma allo stesso tempo produce futuro. Che custodisce la memoria, ma dialoga con la contemporaneità. Che valorizza le identità dei territori, ma li apre al confronto nazionale, europeo e internazionale.
È questa la sfida della nuova legge quadro: costruire un sistema culturale più integrato, accessibile e contemporaneo, e fare della cultura una delle infrastrutture attraverso cui una comunità cresce, si riconosce e guarda al futuro.