Approvata all’unanimità la legge regionale promossa da PD e Civici: prevenzione, defibrillatori accessibili, formazione e coordinamento tra sanità, scuole e volontariato
Ogni minuto può fare la differenza tra la vita e la morte. Per questo l’Emilia-Romagna sceglie di rafforzare la prevenzione e la capacità di intervenire tempestivamente in caso di arresto cardiaco fuori dagli ospedali.
L’Assemblea legislativa ha approvato all’unanimità la proposta di legge promossa da Gian Carlo Muzzarelli, del Partito democratico, e Giovanni Gordini, dei Civici, per costruire un’unica strategia regionale contro gli arresti cardiaci extraospedalieri. Un risultato che mette a sistema le esperienze già presenti sul territorio e punta a rendere più efficace la risposta di fronte a un’emergenza che riguarda tutta la comunità.
In Emilia-Romagna si registrano in media circa 12 arresti cardiaci al giorno. Secondo i dati riportati nel dibattito in Assemblea legislativa, ogni anno si contano circa 4.500 decessi per arresto cardiaco. Numeri che rendono evidente quanto sia importante agire non soltanto sull’emergenza, ma anche sulla prevenzione e sulla capacità delle persone di intervenire nei primi, decisivi minuti.
La legge rafforza la rete dei defibrillatori automatici esterni (DAE), il loro censimento e monitoraggio, il Registro regionale degli arresti cardiaci extraospedalieri (RACER) e la piattaforma digitale DAE respondER. L’obiettivo è conoscere meglio la distribuzione dei dispositivi, renderli realmente accessibili e favorire il coinvolgimento tempestivo dei cittadini formati al primo soccorso.
Accanto alla tecnologia, c’è il valore delle persone. La proposta promuove il coordinamento tra aziende sanitarie, sistema 118, scuole, associazioni sportive e volontariato, sostenendo la formazione alla rianimazione cardiopolmonare e all’utilizzo dei defibrillatori. Prevede inoltre iniziative di sensibilizzazione, come la settimana regionale “Viva!”, e interventi di prevenzione dedicati ai più giovani, anche attraverso la medicina dello sport e percorsi di screening per contrastare il rischio di morte cardiaca improvvisa.
Un’attenzione specifica è riservata anche alla medicina di genere, per migliorare la conoscenza dei sintomi cardiovascolari nelle donne e favorire percorsi diagnostici e terapeutici più appropriati. Il percorso non si ferma all’emergenza: la legge valorizza anche la ricerca, il monitoraggio dei risultati e la riabilitazione delle persone sopravvissute a un arresto cardiaco.
L’approvazione unanime è un segnale importante: la tutela della vita richiede collaborazione e responsabilità condivisa. Ora la sfida sarà tradurre la legge in interventi concreti, assicurando che la rete funzioni in tutti i territori, dalle città alle aree montane e interne.
Perché avere un defibrillatore non basta se non si sa dove trovarlo o se non è accessibile quando serve. E la formazione non può essere riservata a pochi. Una comunità più preparata, una rete sanitaria coordinata e strumenti salvavita davvero disponibili possono fare la differenza.