Interrogazione circa la festa di fine Ramadan del 15 luglio a Faenza

Signor Presidente, Signor
Sindaco, Signori Assessori e colleghi Consiglieri,

In questi giorni con mio
grande rammarico ho letto su più fonti diverse lamentele e critiche
circa la possibilità data da questa amministrazione all’Associazione
di Cultura Islamica di Faenza di celebrare pubblicamente in Piazza
del Popolo la festa dell’interruzione del digiuno, la festa di fine
Ramadan. A sostegno di queste critiche sono state spese parole che
rasentano l’assurdo, ci si è attaccati a pretesti alquanto
infondati.

Intendo sostenere con forza la
decisione dell’amministrazione faentina di permettere lo svolgimento
di questa importante celebrazione religiosa per il mondo Musulmano.

In questa manifestazione io ho
visto la volontà di una comunità di cercare di integrarsi, di voler
al contempo essere parte della nostra città, mantenendo però il
proprio orgoglio religioso. La volontà di festeggiare questa
importante festa musulmana nella Piazza del Popolo ci dovrebbe
rendere partecipi con queste persone e non cogliere il pretesto per
criticarle. Anche loro fanno parte della città o aspirano a farne
parte, voler condividere con tutta la comunità faentina questa
volontà è un segno che ci fa ben sperare anche per il futuro. Non è
forse vero che la “piazza” è il cuore della città? Da far
vedere agli ospiti, dove incontrarsi e farsi conoscere; infatti la
maggior parte delle manifestazioni di carattere culturale, politico,
sportivo e religioso trovano qui la loro realizzazione.

Alcuni si sono attaccati al
fatto che si sono consumati cibi in piazza senza rispettare le
normative vigenti. La sera del 15 luglio 2015 sì si sono consumati
alimenti in piazza, ma sono stati portati da casa e condivisi con gli
altri, non sono stati né preparati sul posto, né venduti. Tra
l’altro la sera della prima seduta di questo Consiglio, in Piazza del
Popolo si è tenuto un pic-nic, come prologo dei martedì d’estate, a
parer mio una splendida iniziativa, ma il cibo di certo non è stato
consumato sotto una copertura eppure chi ha mosso queste critiche,
per quell’occasione non ha detto alcuna parola. Tra le altre cose al
termine della celebrazione, tutti i partecipanti, ordinatamente,
hanno provveduto a lasciare la piazza libera da qualsiasi cosa e
pulita, cosa che spesso in altre occasioni e manifestazioni non
accade.

A chi lamentava che i faentini
siano stati esclusi dalla loro piazza quella sera, vorrei ricordare
che quelle donne, quei ragazzi, bambini, uomini e anziani in gran
parte sono faentini e che alcuni di loro sono anche cittadini
italiani. Chi tra noi è passato di là veniva avvicinato e invitato
a prendere parte ai festeggiamenti, a banchettare assieme a loro. Io
non credo che sia stata un’occupazione di un luogo dei cittadini. C’è
stata proprio la volontà di esprimere in pace e in armonia la
propria fede religiosa, condividendola con tutti noi. La celebrazione
è stata anche anticipata di un giorno perché nella serata del 16
luglio, reale termine del Ramadan, la piazza era stata già impegnata
per il consueto mercatino dei ragazzi; questo sottolinea nuovamente
il rispetto per gli altri e la voglia di farsi conoscere, di
confrontarsi e di essere sia cittadini sia credenti.

Ricordiamoci che la professione
condivisa e partecipata del proprio culto è parte integrante di ogni
religione. Chi ha paura dovrebbe tenere presente che molto meno
pericoloso è tutto ciò che viene fatto in maniera partecipata e
alla luce del sole. La ghettizzazione crea disagio, discriminazione e
di conseguenza i problemi: non dobbiamo segregare, ma coinvolgere.
Dobbiamo ricordarci inoltre che la nostra Costituzione all’articolo
19 recita: “Tutti hanno diritto di professare liberamente la
propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata,
di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il
culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”.

Molto spesso chi muove queste
critiche, come dicevo pocanzi, ha paura, teme di perdere le proprie
radici: certo le nostra cultura passa anche lungo il percorso del
cristianesimo, ma il nostro è uno stato fondato anche sulla laicità,
ovvero sull’uguaglianza di tutte le religioni e quindi sul
pluralismo. Chi è solido nelle proprie convinzioni non ha paura di
essere privato delle proprie radici. La nostra cultura si preserva se
siamo noi a preservarla, non mettendola in contrasto con le altre
culture.

In una sentenza del 1989 la
Corte Costituzionale ricorda che “il
principio di laicità, quale emerge dagli artt. 2, 3, 7, 8, 19 e 20
della Costituzione, implica non indifferenza dello Stato dinanzi alle
religioni, ma garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà
di religione, in regime di pluralismo confessionale e culturale”

Solo dove
la laicità governa la politica c’è veramente libertà religiosa.

Concludo
plaudendo all’amministrazione per questa scelta di valori, che
sottolinea come la nostra sia una città che porta rispetto verso
tutti coloro che la abitano e chiedo al Sindaco e alla Giunta se
abbiano intenzione di continuare su questa strada di partecipazione, apertura e
dialogo.

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