Resti di un passato: le vie alle Mura

Un giro in quel che resta di scorci tipici di Faenza, le vie che correvano sopra le antiche mura

La parte finale di via Salita che volge verso Largo Portello

Una cosa che mi è sempre piaciuta di Faenza sono le antiche strade che correvano lungo le mura.

Sono sparuti luoghi sopravvissuti all’incedere del tempo e alle esigenze urbanistiche della città.

Riminescenze del nostro passato medievale che hanno un fascino tutto loro.

Via Salita: già vicolo Mura Proietti e nel linguaggio popolare “é viol di Franchi”, per la presenza della società Villa Franchi, tutt’ora esistente. È la via che porta a Largo Portello, dove appunto c’era il portello nei pressi della Rocca.

Via Mura Proietti: data la vicinanza delle mura al Brefotrofio Esposti, detto «Ospedale Casa di Dio» nel XV sec. e «Spedale Proietti» nel XVII sec. «Proietti» dal latino «proicere» «lasciare», «abbandonare» era il cognome dato di solito ai trovatelli a Roma, come a Faenza «Casadio».

Parte finale di via Mura Proietti
Via Mura Proietti da via Cavour

Via Mura Capuccine: anche questa in passato via Mura Proietti. Prende il nome dal ritiro delle Suore Capuccine, uno dei tanti ordini soppressi dai francesi nel 1796, si venerava la Vergine del Lume. Il nome popolare, «Mura d’Belléria», deriva da un Circolo, situato in alto sullo Stradone, che forse per la posizione particolarmente arieggiata era detto appunto Bellaria.

Parte alta di via Mura Capuccine
Ingresso di via Mura Capuccine da corso Matteotti

Via Mura Gioco del Pallone: il nome deriva dal sottostante sferisterio per il gioco del pallone a bracciale, sport largamente praticato e molto amato dai Faentini nel passato.

via Mura Gioco del Pallone entrando da corso Matteotti
via Mura Gioco del Pallone guardando corso Matteotti

Via Mura Torelli: prende il nome da Diamante Torelli, storica eroina faentina durante l’assedio del Duca Valentino nel 1500. Il 20 novembre ricacciò nel fossato un alfiere ed un altro soldato, prendendogli le insegne. Il nome popolare «Mura d’Montecarlo» dovrebbe derivare in contrapposizione alla sottostante via Lapi, «la bassa Italia». Il nome fu inventato da un oste che qui vi aprì il suo esercizio, vie ebbe anche sede la società dei garzoni e macellai detta «Società di Montecarlo».

il torrione di Montecarlo

Via Mura Mittarelli: fu via Mura circonvallazione superiore e prima ancora via Sant’Ippolito e nella parte iniziale via Mura dell’Anconitano. Ed è proprio l’angolo di Sant’Ippolito che ci regala un bellissimo scorcio. Benedetto Mittarelli (1708-1777) fu abate e Generale dei Camaldolesi, che proprio in questa chiesa avevano il loro convento.

via Mura Mittarelli guardando la chiesa di S. Ippolito

Via Mura San Marco: in passato era parte delle Mura di Porta Pia (via Naviglio). Il nome è dato dall’omonima chiesa parrocchiale. Via alle Mura: perché portava da via Terranova, attuale via Nuova e chiamata così perché sorta dall’allargamento murario del quattrocento, alle Mura di Porta Pia.

Ingresso di via Mura S. Marco da Largo dei Bersaglieri
via Mura S. Marco entrando da via Naviglio

Via Liverani: prima Mura Carceri e prima ancora Mura San Domenico, per la vicinanza con le vecchie carceri di San Domenico e i terreni dell’ordine religioso. La suggestiva zona delle mura attorno a San Francesco e a San Domenico fu persa con la realizzazione della strada di circonvallazione negli anni ’30. Romolo Liverani (1809-1872), scenografo e pittore di grande valore, è grazie ai suoi disegni che possiamo apprezzare gli scorci della Faenza che fu.

Via alle Mura guardando dal viale
Via alle Mura guardando da via Nuova

Via Mura Polveriera: uno scorcio del Borgo medievale, del quale dopo le distruzioni belliche poco rimane. Il nome deriva dalla presenza in loco di un deposito di polveri piriche.

Via Mura Polveriera ingresso di fronte alla chiesa della Commenda
via Mura Polveriera venendo da via Marcello

Le informazioni sono prese da “Note allo stradario di Faenza” di Giuseppe Beltrani, F.lli Lega Editore, 1970.

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